ANSA, paura e uffici stampa


Ai giorni nostri, spesso una notizia comincia con un “lancio” (ovvero, un articolo) pubblicato da un’agenzia di di stampa e “ripreso” da altri media.

In origine, andava così: io giornalista vedevo il ‘lancio’, ne discutevo in redazione e si decideva di occuparsene. Quindi si facevano verifiche, telefonate, si cercavano dati, informazioni, conferme e smentite. Infine, si confezionava l’articolo o servizio radiotelevisivo, che utilizzava l’agenzia di stampa come fonte – ma la completava con un lavoro giornalistico originale.

Ai giorni nostri, il meccanismo e’ completamente impazzito.
I lanci di agenzia vengono “copiati e incollati” acriticamente – da molti, diversi media. E’ il giornalismo di plastica. Malattia pericolosa!
Perche’ se l’agenzia sbaglia .. sbagliano tutti gli altri.

Un esempio luminoso ce lo offre la notizia pubblicata a fine novembre 2008 su molti media italiani.

L’origine e’ questo lancio dell’Ansa:

2008-11-27 21:32
Donne paurose ma non si proteggono
Studio: specie giovani, ceti marginali e in alcune regioni
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Ben sarebbe folle chi quel che non vorria trovar cercasse

 

La letteratura medico-scientifica e’ scritta in un linguaggio per iniziati.

Per farti un’idea su un argomento senza avere una laurea o magari due, devi sudare tantissimo.

 questo articolo di Gianfranco Domenighetti e’ chiaro e fa anche ridere. 

si parla di screening – un argomento di gran moda. Dalla colonoscopia alla genetica, passando per raggi ecografie test allergici…una parte della comunità scientifica ci vorrebbe tutti e tutte sistematicamente passati al microscopio. (Alcuni) medici te ne offrono a oltranza, pure quando in fondo stai benone.

Perche’ scusa: Metti che hai una malattia e non lo sai? 

 Domenighetti racconta con garbo di come il buonsenso sia andato a farsi benedire.


Occhio clinico n. 1/Gennaio 2005

Editoriale

Ben sarebbe folle chi quel che non vorria trovar cercasse

Gianfranco Domenighetti 

L’informazione diffusa nella società civile dai media,
dai supporti informativi prodotti dai servizi sanitari e dai bollettini
delle associazioni e società scientifiche ha probabilmente accresciuto
significativamente l’ansia e l’angoscia sociale, illustrando una
miriade di rischi sanitari in costante agguato. La maggior parte degli
attuali consumi medico sanitari è motivata dalla speranza di diminuire
o annullare questi rischi potenziali percepiti dai cittadini e la
logica irresistibile soggiacente alla promozione di questi consumi è
che quanto prima si arriva a diagnosticare una malattia, tanto più
efficace sarà la possibilità di curarla e sicura sarà quindi la
guarigione. Probabilmente, nell’opinione pubblica ricevere una
diagnosi, specie se in anticipo, è ormai diventato sinonimo di
guarigione.

Questo assioma potrebbe spiegare il
generale entusiasmo per qualsiasi genere di screening proposto dal
mercato: farsi trovare in anticipo una malattia mette se non altro al
riparo dall’accusa ex-post di aver peccato di omissione.

Un
recente studio (Schwartz LM et al. Enthusiasm for cancer screening in
the United States. JAMA 2004; 291: 71) mostra che il 73 per cento degli
americani preferisce sottoporsi a un total body scanner invece che
ricevere un regalo di 1.000 dollari, mentre il 66 per cento è disposto
a sottoporsi a un test di diagnosi precoce anche per un tumore per il
quale non esiste nessuna cura. Il 50 per cento delle donne americane
che non hanno più il collo dell’utero a seguito di isterectomia totale
continua comunque a sottoporsi al Pap-test (Sirovich BE et al. Cervical
cancer screening among women without a cervix. JAMA 2004; 291: 2990).

La
ricerca di nuovi metodi di indagine precoce e di prevenzione non
conosce sosta: di recente è stato pubblicato su British Medical Journal
che cani allenati a identificare con l’olfatto l’urina di pazienti
affetti da cancro alla vescica, raggiungevano un tasso medio di
successo del 41 per cento (52 per cento i Cocker) (Willis C et al.
Olfactory detection of human bladder cancer by dogs: proof of principe
study. BMJ 2004; 329: 712). L’uomo può così contare su un ruolo inedito
del suo tradizionale amico e anche su un inedito vantaggio di un
tradizionale passatempo: pare che, per ridurre il rischio di cancro
alla prostata di circa il 40 per cento, sia utile un’attività sessuale
che comporti almeno 21 eiaculazioni mensili (Leitzmann MF et al.
Ejaculation frequency and subsequent risk of prostate cancer. JAMA
2004; 291: 1578).

Per quanto riguarda le donne, in
un articolo dell’edizione francese della rivista Marie-Claire erano
descritti ben diciotto screening che esse «dovevano esigere». La
recente campagna «Benessere dell’anziano» promossa dal Ministero della
salute, proponeva dieci controlli periodici; la lista di questi esami,
sconcertante per tipologia e periodicità, è stata poi ritirata a
seguito della protesta dell’associazione Altroconsumo (vedi Occhio
Clinico 2004; 9: 13). La qualità dell’informazione diffusa è tale che
l’81 per cento delle donne italiane (il 57 per cento negli Stati uniti
e il 69 per cento nel Regno unito) ritiene che il sottoporsi
regolarmente allo screening mammografico riduca o annulli il rischio di
ammalarsi in futuro di tumore al seno (Domenighetti G et al. Women’s
perception of the benefits of mammography screening: population-based
survey in four countries. Int J Epidemiol 2003; 32: 816).

Non
sorprende quindi la notiziola apparsa il 27 giugno del 2002 sul
quotidiano di Lisbona Diario de Noticias, secondo cui quattro donne
portoghesi si sono fatte facilmente convincere da un paramedico a
uscire la sera a seno scoperto su un balcone al fine di beneficiare di
una mammografia «satellitare».

Due riflessioni per concludere

La
prima può nascere dalla rilettura sul New England Journal of Medicine
dell’articolo che mostrava come, in soggetti deceduti per incidenti
stradali o altri traumi, la prevalenza autoptica di alcuni tumori
supera di gran lunga la prevalenza clinica: il tumore al seno in donne
da 40 a 50 anni raggiunge il 39 per cento; quello alla prostata in
uomini dai 50 ai 70 anni il 46 per cento (Black WC et al. Advances in
diagnostic imaging and overestimations of disease prevalence and the
benefits of therapy. N Engl J Med 1993; 328: 1237). Vi è dunque una
buona fetta di cancri in situ che rimane silente e non avrà nessuna
rilevanza clinica: non è difficile immaginare cosa comporterebbe, anche
solo in termini di inutili ansia e angoscia, la disponibilità di una
tecnica in grado di identificare ciascuna cellula cancerosa.

La
seconda riflessione è suggerita dalla letteratura classica. Un
cavaliere, racconta Ludovico Ariosto nell’Orlando furioso, era avvezzo,
al termine dei banchetti, a invitare gli ospiti a sottoporsi a quello
che oggigiorno si chiamerebbe un test predittivo: la prova consisteva
nel vuotare un gran bicchiere colmo di vino senza distogliere la bocca
dal calice. Se qualcuno si sbrodolava, ciò significava che la sua donna
gli metteva le corna. Stranamente, dice l’Ariosto, i commensali, forse
già ben avvinazzati, con gioia facevano a gara nel sottoporsi a tale
prova. Molti si sbrodolavano e allora il loro animo da gioioso si
mutava in tetro e ansioso. Rinaldo ha già il calice in mano e sta per
accettare la prova, ma ci ripensa e decide di non farla, dicendo: «Ben
sarebbe folle chi quel che non vorria trovar, cercasse. Mia donna è
donna, et ogni donna è molle: lasciàn star mia credenza come stasse.
Sin qui m’ha il creder mio giovato, e giova: che poss’io megliorar per
farne prova?»

Un consiglio finale: chi ha mangiato
un sanguinaccio nei tre giorni precedenti non si sottoponga allo
screening per la ricerca del sangue occulto nelle feci. Avrebbe quasi
il 50 per cento di probabilità di ottenere un risultato (falso)
positivo (Fludger S et al. Controlled prospective study of faecal
occult blood screening for colorectal cancer in Bury, black pudding
capital of the world. BMJ 2002; 325: 1444).

 

Fonte: 

http://www.occhioclinico.it/occhio/2005/1/articolo.php?id=art_02

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Quando la deputata ti spacca il microfono

per risolvere il problema annoso degli assenteisti al Parlamento italiano, il capogruppo del Pdl alla Camera on. Cicchitto ha proposto: Dieci euro di multa per assenza.

 Il Trio Medusa della trasmissione Le Iene si concia da tris di vigili urbani e va a multare i rappresentanti del popolo. 

L’onorevole Carlucci si arrabbia, svalvola, sequestra e spacca tutto.

Versione integrale – imperdibile

http://www.youtube.com/watch?v=RFHdu5CQ_08

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Palin e il tacchino tritato – ovvero della perfetta inquadratura

Chi lavora in tv sa che l’inquadratura e’ importante. 

Se devi fare un’intervista, cercherai uno sfondo non troppo neutrale, ma neanche troppo pieno: chi guarda, infatti, non deve distrarsi con quello che succede alle spalle dell’intervistato – che’ si presume voglia ascoltarne le parole.

Bingo, dunque, per la tv americana Arkansas TV, che ha piazzato Sarah Palin alla grande.

Alle sue spalle, si tritano tacchini vivi.  

http://www.youtube.com/watch?v=r7L2HWeki48 

 

Niente male cosa se ne scrive qua:

http://cattivamaestra.blog.lastampa.it/cattivamaestra/2008/11/sarah-palin-i-t.html

http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2008/11/tempo-di-tacchi.html

 

  

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