Ai giorni nostri, spesso una notizia comincia con un “lancio” (ovvero, un articolo) pubblicato da un’agenzia di di stampa e “ripreso” da altri media.
In origine, andava così: io giornalista vedevo il ‘lancio’, ne discutevo in redazione e si decideva di occuparsene. Quindi si facevano verifiche, telefonate, si cercavano dati, informazioni, conferme e smentite. Infine, si confezionava l’articolo o servizio radiotelevisivo, che utilizzava l’agenzia di stampa come fonte – ma la completava con un lavoro giornalistico originale.
Ai giorni nostri, il meccanismo e’ completamente impazzito.
I lanci di agenzia vengono “copiati e incollati” acriticamente – da molti, diversi media. E’ il giornalismo di plastica. Malattia pericolosa!
Perche’ se l’agenzia sbaglia .. sbagliano tutti gli altri.
Un esempio luminoso ce lo offre la notizia pubblicata a fine novembre 2008 su molti media italiani.
L’origine e’ questo lancio dell’Ansa:
2008-11-27 21:32
Donne paurose ma non si proteggono
Studio: specie giovani, ceti marginali e in alcune regioni
(ANSA) – MILANO, 27 NOV – Le italiane pur essendo preoccupate per la sicurezza propria e dei propri cari (83%), nella maggioranza non fanno nulla per proteggersi. Emerge dalla ricerca Donne e sicurezza fatta da Astra per la Fondazione Hruby. Il dato si nota molto in Abruzzo,Lazio,Molise e Sardegna,nei ceti marginali e tra le giovanissime per un basso uso dei sistemi di sicurezza(il 25% ha sistemi elettronici;il 45% sistemi fisici di sicurezza in casa),dovuto a sfiducia (49%),prezzi troppo alti(48%), fatalismo(16%).
Fonte:
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2008-11-27_127297141.html
Il lancio era accompagnato da questa foto:

Come potete vedere facendo una rapida ricerca sul web, la notizia e’ stata pubblicata pari pari da una serie di media. Per esempio:
http://news.excite.it/cronaca/598499/Donne-paurose-ma-non-si-proteggono
http://notizie.tiscali.it/feed/news/2008/11/27/ansa/ansab2008-11-27_127297141.html?cronaca
http://it.notizie.yahoo.com/10/20081127/tso-donne-paurose-ma-non-si-proteggono-ecf2551.html
La “notizia” e’ stata ripresa acriticamente: uguale il titolo, uguale la foto, identico il testo.
Analizziamola.
Il titolo e’ apocalittico e apodittico.
Tutte le donne hanno paura? O meglio, Le Donne sono “Paurose” ?!
l’affermazione e’ pesante – sara’ almeno fondata?
La foto appartiene alla gloriosa famiglia “ci ammazzano, ci stuprano e ci buttano in galera” – donne in quanto vittime.
Il testo e’ scritto con i piedi: Il dato si nota molto; per un basso uso dei sistemi di sicurezza…
E il contenuto perplime. Anzitutto, non e’ chiaro. Cioe’ scusate, da quando „proteggersi“ equivale a installare sistemi di sicurezza… ? E la Fondazione Hruby, che ha commissionato „la ricerca“? Mai sentita, il nome suona come un errore di battitura. Ma si tratta della storica agenzia ANSA, avranno verificato.
O no?
Basta inserire Fondazione Hruby in qualunque motore di ricerca per scoprire che:
„ La Fondazione Enzo Hruby nasce il 4 ottobre 2007 per iniziativa della famiglia Hruby e della HESA S.p.A., azienda italiana che dal 1974 collabora con i più importanti produttori mondiali nel settore della sicurezza e fornisce su tutto il territorio nazionale le migliori apparecchiature e le tecnologie più avanzate per la protezione e la sicurezza delle persone e di edifici residenziali, commerciali, industriali e bancari.”
Come tutti sanno, al giorno d’oggi questo genere di attivita’ sono non solo deducibili dalle tasse, ma offrono un ritorno di immagine eccellente. Aiutano a fare pubbliche relazioni con organizzazioni, istituzioni, media – e pubblico.
Insomma, sono un ottimo investimento.
Un punto, fra i progetti, suona sensato:
La Fondazione Enzo Hruby contribuisce direttamente alla protezione ed alla messa in sicurezza di edifici di particolare valore storico, artistico, monumentale, selezionati e scelti dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione e dai Comitati Tecnici che collaborano con essa. In questo modo la Fondazione offre un contributo concreto e tangibile alla protezione del patrimonio storico, artistico, culturale ed architettonico del nostro Paese.
Il problema sorge quando la Fondazione si occupa di:
Per il conseguimento dei propri fini istituzionali, la Fondazione promuove la realizzazione di studi, ricerche, seminari, convegni, pubblicazioni aventi ad oggetto le tematiche della security e l’ottimale utilizzo delle tecnologie elettroniche disponibili.
(…)
La Fondazione svolge anche attività di raccolta di informazioni, dati e statistiche relative al tema della sicurezza ed ai comportamenti individuali e sociali ad essa correlati. L’obiettivo è quello di costituire un punto di riferimento non solo per gli operatori del settore, ma anche per giornalisti, studiosi, analisti, che cercano informazioni sul settore della sicurezza e sui fenomeni ad esso correlati.
(fonte: www.fondazionehruby.it)
Ora, mi pare chiaro che se io di mestiere vendo sistemi di sicurezza e mi ritrovo a commissionare una ricerca, nella scelta dei temi e nell’elaborazione dei risultati andro’ a cercare le risposte che mi interessano.
I media che riprendono la ricerca e le danno spazio, DEVONO tenerne conto.
Hanno il DOVERE di informare il lettore del ‚dettaglio’ che la Fondazione Hruby VENDE sistemi di sicurezza.
E sono tenuti a contestualizzare la ricerca e i risultati – che non sono neutrali, visto che il committente non lo e’.
Di sicuro, la Fondazione Hruby ha un buon ufficio stampa. E una buona capacità di fare rete con soggetti che possono aiutarla. La ricerca e’ stata presentata a Milano: „ alla presenza del Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri, dell’assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna, del Comandante della Polizia locale Emiliano Bezzon, del Presidente della Commissione Educazione Paolo Massari. L’iniziativa, patrocinata da Donne europee Federcasalinghe e da Fiera Milano Tech, sarà introdotta da Carlo Hruby, vice Presidente dell’omonima Fondazione, e dal sociologo Enrico Finzi.
(http://www.planetnews.it/2008/donne-e-sicurezza-1%C2%AA-ricerca-nazionale-fondazione-hruby-sara-presentata-giovedi-da-palmeri-landi-bezzon/)
La Hruby pubblica dal 1992 un „house organ“, cioe’ un giornale aziendale – divenuto da alcuni anni una rivista trimestrale per 20.000 „addetti ai lavori“. La rivista da’ ovviamente parecchio spazio alla nascita del progetto Fondazione. Al capitolo „Dalla Fondazione piu’ informazione“ (sic), leggiamo:
Innanzitutto l’avvio della Fondazione EHF ha registrato un’oggettiva tempestività cronologica perché il Paese sta vivendo un periodo di forte tensione in tema di sicurezza, con allarmi non sempre giustificati ma con punte di crescita della criminalità sia organizzata sia spontanea indubbiamente preoccupanti. Questo dovrebbe predisporre una maggior sensibilizzazione da parte dei privati, dei soggetti istituzionali e degli utenti del terziario e dell’industria, sull’adozione di strumenti e sistemi di protezione professionale. Inoltre esiste una generalizzata carenza di informazioni corrette ed equilibrate sul settore dell’antintrusione, di dati affidabili e di iniziative che portino il comparto della sicurezza all’attenzione di istituzioni, consumatori finali e progettisti, per farlo uscire da un ambito solamente tecnico. L’attività istituzionale di una fondazione come la EHF sembra di conseguenza destinata a operare in un contesto socio-economico più recettivo di qualche tempo fa ma non per accrescere i picchi di percezione e di tensione quanto per predisporre basi serie di un’informazione realmente utile.
Mister Hruby in persona dichiara:
Abbiamo inoltre intenzione di indire un premio per i giornalisti della stampa di informazione che si siano distinti per impegno, competenza e documentazione nella cultura della sicurezza. Organizzeremo incontri sulla sicurezza e le sue tecnologie coinvolgendo istituzioni e soggetti pubblici e privati".
fonte:
http://www.hesanotizie.com/giugno-2008/eventi/la-fondazione-enzo-hruby-presentata-a-milano/Page-2.html
Ora, candiderei senz’altro l’Ansa a questo premio per l’impeccabile resoconto disseminato sui media italiani sulla prima ricerca della Fondazione sulle Donne Paurose.
::: Ma andiamo a vedere come e’ fatta questa ricerca.
Dal sito della Fondazione si scarica un pdf di una manciata di pagine:
Dove leggiamo:
La ricerca è stata realizzata nel mese di ottobre 2008
tramite 700 interviste telefoniche effettuate da Astra
Ricerche con il metodo CATI (Computer Aided
Telephone Interviewing) su un campione rappresentativo
delle donne italiane tra i 14 ed i 79 anni, pari a
circa 24 milioni di persone.
L’analisi del delicato rapporto che intercorre tra il soggetto
forse più esposto e più debole della società, la
donna, e la sicurezza/insicurezza ha rivelato dati
estremamente interessanti ed utili per giornalisti, studiosi,
analisti che cercano informazioni su questi aspetti
specifici, per i rappresentanti delle Istituzioni e delle
Forze dell’Ordine, e per gli operatori del settore.
Ora, questa affermazione e’ interessante: “il soggetto forse piu’ esposto e piu’ debole della societa, la donna’”. Io per esempio, se dovessi menzionare un soggetto debole ed esposto del presente infame in cui viviamo alle nostre latitudini, penserei per primo ai bambini – destinatari di abbuffate di tv trash e additivi in ogni cosa, schiavi quando nascono in famiglie miserabili. Per secondo agli immigrati. Per terzo ai vecchi.
Per quarto ai cinquantenni licenziati. Indi ai precari di entrambi i sessi.
Tutte categorie umane fragilizzate, esposte, per le quali pare non esserci piu’ posto.
Infine mi verrebbero in mente le femmine che vengono pestate dai mariti, dai fratelli, dai fidanzati, dai padri. Perche’ si sa che la violenza sulle donne e’ un affare di famiglia.
Ma torniamo alla ricerca.
L’Ansa scriveva che: “Le italiane pur essendo preoccupate per la sicurezza propria e dei propri cari (83%) (…) „
Nella ricerca pero’ il dato e’ un po’ diverso, ovvero:
La ricerca ha evidenziato che quasi sei nostre
connazionali su dieci sono molto o moltissimo
preoccupate per la sicurezza propria e dei propri
cari: il 58% del campione afferma di essere in
un’ansia significativa o lacerante (tramite voti da
7 a 10 in una scala che va da 1/minimo a
10/massimo). Il 25% segnala un grado moderato
di preoccupazione (tramite voti 5 o 6). Solo il
17% si descrive come totalmente sereno (tramite
voti da 1 a 4).
Se il 58 per cento e’ "ansia significativa o lacerante"
E il 25 per cento "grado moderato di preoccupazione"
= l’83 per cento delle donne italiane sono PAUROSE.. e PREOCCUPATE PER LA SICUREZZA PROPRIA E DEI PROPRI CARI?
Sarebbe stato interessante potere leggere le domande che sono state poste per telefono a queste 700 donne – a cercare di decrittare il testo qui sopra, si direbbe che abbiano chiesto loro: In una scala da 1 a 10, quanto la preoccupa il tema della sicurezza sua personale, e dei propri cari?
Provate a dare una risposta… solo un cuore di ghiaccio direbbe : Zero.
Ma sono solo supposizioni, perche’ dal sito della Fondazione si scarica solo lo scarno .pdf, dove avrete notato le foto di famiglie felici stile Mulino Bianco e le descrizioni ben confezionate dell’attivita’ della Fondazione.
Pero’:
"L’Osservatorio della sicurezza della Fondazione Enzo Hruby è a
disposizione per fornire maggiori informazioni ed ulteriori dettagli
dei dati della ricerca, che verranno raccolti in un apposito volume
corredato di CD-Rom, che sarà pubblicato dalla Fondazione
e messo a disposizione di tutti gli operatori interessati."
L’avranno portati alla conferenza stampa questi dettagli – e distribuiti ai giornalisti presenti?
Forse.
Ma quei cronisti, secondo voi, avranno letto il materiale – o solo "copia e incollato" il comunicato stampa?
Non lo sappiamo.
Ma mi resta il ‘dubbio’ che la luminosa sintesi preparata dagli addetti stampa sia stata ingurgitata acriticamente dall’ANSA, a uso e consumo dei lucidissimi copia-e-incollatori italici.
Tutto il resto e’ giornalismo.